Sapevamo che questa fase sarebbe arrivata. La fase in cui il libero arbitrio dell’essere umano sarebbe diventato imprescindibile più di quanto non lo sia in genere.
Restrizioni, limitazioni, divieti stanno un po’ lasciando il campo all’autogestione dell’individuo in pandemia.
Abbiamo sentito lesa la nostra libertà in questi 2 anni – libertà lesa ma protettiva – libertà che ci viene restituita sotto forma di auto- sorveglianza.
Auto – sorveglianza che però ci spinge ad una convivenza forzata con il virus che, a sua volta, implica un nuovo senso di responsabilità e buonsenso.
Costrutti che introducono il concetto di self efficacy, concetto questo teorizzato da Albert Bandura:
” Le credenze personali sulle proprie capacità hanno un grande effetto sulle capacità stesse “, asserisce.
La propria autoefficacia si snoda tra quattro processi psicologici dell’individuo: cognitivo, motivazionale, di selezione ed affettivo. Processi spendibili in questo contesto pandemico.
Importante è credere, dato che allo stato attuale ci è stata concessa la libertà dell’ auto – sorveglianza, che siamo capaci di sorvegliarci. Che abbiamo questa capacità.
Perché convivere con il virus è l’ultimo step della pandemia. Ma questo va affrontato conoscendo noi stessi, conoscendo e riconoscendo il nostro stato di salute, valutando ciò che abbiamo intorno ed analizzando le nostre capacità. Il tutto guidato dal buonsenso. Buonsenso: parola tanto usata da risultare banale ma terribilmente necessaria in questo momento.
L’individuo ha in se le capacità di potersi auto – sorvegliare: ad esempio sa che è in grado di capire quando sia il caso di fare un tampone, di indossare un FFP2 anziché una chirurgica, di mettersi in quarantena anche se non prescritto da qualcuno.
Si deve essere pronti e reattivi riguardo la libertà che ci è stata data. Perché si viene da quasi 2 anni di pandemia: un tempo infinito. Per ciò che questa ha strappato. Per la libertà che tanto si acclamava. Una libertà individuale che non può prescindere dall’altro per essere salvifica.
Le regole cambiano continuamente. Specie ora che il provare a vivere normalmente si incastra con l’entrare a contatto con la paura.
Paura che se ben spesa può portarci ad un livello maggiore di consapevolezza.
Si è stanchi. Ma questo non deve far abbassare la guardia. Anzi.
Siamo nella fase che il Prof. Massimo Recalcati descrive con queste parole:
“ Bisogna convivere con l’intruso, riprendere a vivere senza la fantasia che il virus scompaia. Quest’ultima sarebbe una fantasia infantile ” ( Rec 2020 – Angoscia ed Audacia ai tempi del trauma )
