29.10.2021, ore 1:48

Ho sempre sognato di avere un blog dove raccogliere le mie sensazioni, le mie riflessioni, i miei pensieri sparsi come le chiamo io. Specie in queste notti. 

In queste notti che, per me, sono tra le notti più belle. Anche in momenti difficili come lo è questo per la mia vita.

Cambia un uomo.

E’ in cuffia da quasi un paio d’ore.

Seguo gli indizi che Marco lascia ogni volta che è in procinto di lanciare un suo nuovo pezzo.

Lo faccio perché è Marco. Lo faccio per scoprire qualcosa. Per capire dove andremo questa volta.

Fin dalle primissime frasi sparse nei suoi social in queste ultimi due mesi – proprio il 29 agosto Marco scrive su un suo social “due mesi sembrano un attimo” – ho compreso che questo brano avrebbe avuto un forte impatto.

Sicuramente emotivo perché i colori della voce di Marco scuotono anche l’anima più ferma. Ma ho pensato ad un impatto sulla modalità riflessiva di ognuno di noi.

E così è stato.

Le parole di Marco trasudano concetti importanti. Concetti che fanno parte del percorso di vita di ognuno di noi.

Concetti con un forte eco psicologico.

Paura

Paura che tentiamo di tenere a distanza ma che poi accogliamo per poter dare a noi stessi la possibilità di affrontarla.

Sincerità

Sincerità per guardarsi dentro con consapevolezza. Sincerità nel dirsi “io sono questo e non ne vado fiero”, per potersi dare la possibilità di cambiare.

Proprio Marco, nella giornata della vigilia del lancio, scrive:

“Negli ultimi due anni mi sono sentito murato e in continua evoluzione. Per quanto possano sembrare sensazioni contrarie, oggi so che sono inevitabilmente complementari”

In queste frasi si trova il binomio, tanto usuale in questi anni di pandemia: chiusura – apertura.

Marco spiega molto bene come nell’essere chiusi non si sia fermato quel moto interiore, quell’apertura, dentro, volto al cambiamento, alla mutevolezza.

L’essere fermi come stimolo al movimento.

Movimento che porta inevitabilmente ad essere sinceri con se stessi. Sincerità, appunto, concetto esplicitato in precedenza. Proprio perché non si ha scampo. Siamo murati. Abbiamo solo noi stessi. E dobbiamo riconoscerci con sincerità.

Perdono

Arriviamo al perdono.
Il perdono, in psicologia, è primariamente autoreferenziale.

Non è un’assoluzione con formula piena. Ma arriva dopo una presa di consapevolezza, dopo un aver spiegato, magari anche con la guida di un professionista, il perché di alcuni tratti caratteriali, di accadimenti, il perché di un trauma, il perché di un “mostro”.

Solo dopo una comprensione consapevole possiamo permetterci di perdonarci. E provare ad essere fieri di ciò che siamo.
Il perdono deve avvenire dentro per poi riversarsi sull’altro.

Frastuono

Il frastuono come rimescolamento dell’Io. Come passaggio necessario per fare ordine e ricostruire se stessi.

Ultima notte

L’ultima notte come l’ultima occasione per provare a prendere consapevolezza, per provare ad aiutarsi, per provare a cambiare. Riconoscendo primariamente di non essere fieri di noi stessi.
Infatti stasera Marco, a mezzanotte, per il “fuori ora” di Cambia un uomo, scrive:

“Se mi guardo indietro vedo quello che ho davanti. Ma ora sono qui, e non vorrei essere altro da quello che sono diventato”.

La dichiarazione più bella che si possa fare a se stessi.

“Mi chiedi adesso di essere sincero io sono questo e non ne vado fiero. Dimmi di riprovare ma non di rinunciare. Mi chiedi adesso di essere sincero io sono questo e non ne vado fiero. Dimmi di riprovare ma non di rinunciare“

La vostra J. Il mio Marco. Il nostro Marco.