M. 15 anni:
in questo momento è come se mi trovassi in una città, una città che sta cercando di riprendersi dopo una devastazione, una città che sta cercando di riprendersi da varie risi che l’avevano danneggiata in tempi passati. Crisi che avevano danneggiato anche i vari abitanti. Questi ultimi, facendosi forza l’uno con l’altro, stavano cercando di rimettere in piedi quella città che un tempo era prosperosa grazie ad attività floride.
Tutto procedeva per il meglio, ognuno contribuiva a darsi da fare nel suo piccolo. Ovviamente capitava che qualcuno ogni tanto sbagliasse il colore della vernice che tinteggiava una parete esterna della sua casa, la posizione di un vaso, ma comunque sembrava che tutto stesse andando secondo i piani.
Un giorno però avvenne un fatto inaspettato, improvviso! La città venne attaccata!
Una guerra improvvisa con un’altra città della quale non si sapeva nemmeno l’esistenza. Quest’ultima era molto più potente e battagliera ma, soprattutto, aveva armi che i residenti del piccolo paesino neanche conoscevano.
I primi giorni furono difficilissimi: arrivavano bombe e missili ad ogni ora del giorno e della notte, i palazzi crollavano, intere famiglie morivano sotto le macerie, gli abitanti in preda al panico non sapevano come gestire questa nuova situazione venutasi a creare.
Il terzo giorno provarono a difendersi contrastando i nemici con le poche armi che erano riusciti a costruire nei giorni precedenti, ma si trattava di una guerra impari: missili contro fionde.
I giorni passavano e lo stato della cittadina si andava degradando: ormai rimanevano pochi abitanti, i palazzi erano quasi tutti crollati, nell’aria si respirava solo sconforto e disperazione.
Se finora le cose erano andate male il sesto ed ultimo giorno della guerra furono una debacle: un razzo schiantatosi sul terreno era riuscito a radere al suolo tutto ciò che era rimasto, i pochi cittadini ancora in vita erano ora distesi morti terra.
La città era stata distrutta, nonostante tutti i tentativi di sanare la situazione.
Ormai i nemici potevano ritirarsi. Peccato però non avessero fatto caso ad un dettaglio fondamentale. Nella periferia ancora un piccolo palazzo, ormai devastato dai continui bombardamenti, non era stato completamente abbattuto e, nonostante fosse pericolante, al momento ancora si reggeva.
Oltre questo edificio anche un piccolo operaio era riuscito a ripararsi dagli aspri attacchi subiti.
Ora il destino del paesino, ormai in rovina, era tutto nelle mani di quel vecchietto, saggio e competente, il quale, qualora fosse riuscito a non far crollare quell’abitazione rimettendola in sesto con il tempo, sarebbe poi stato in grado di far rifiorire quella città collassata.
Altrimenti sarebbe andato tutto perduto per sempre.
Ma con determinazione, tenacia e tempo nulla andò perduto.

