Da oggi e per tutti i giovedì troverete una pagina del diario della mia pandemia.
Perché un diario?
Perché ho sempre tenuto un diario: in ogni momento della mia vita ne ho avuto uno. Dove raccontavo del mio primo fidanzatino estivo. Dove scrivevo i miei sogni di ballerina. Dove racchiudevo i miei dolori.
Anche ora ho un diario dove cerco di fermare qualcosa delle mie giornate così frenetiche. Per non perderle. Per far sì che non vengano fagocitate dalla concitazione del fare.
Il diario è entrato poi a far parte della mia pratica professionale. Mi capita di “prescrivere” diari emotivi, diari per il monitoraggio della propria ansia, diari alimentari.
Il diario è uno strumento di presa di coscienza. Un atto di consapevolezza.
Perché un diario della pandemia?Perché mi sono resa conto fin da subito, come ognuno di noi che si è fermato a riflettere, che fossimo di fronte a qualcosa di unico, sconvolgente, difficilmente replicabile.
Ad oggi un diario della pandemia perché non si perda la traccia di ciò che è stato. Per il futuro. Per i nostri morti. Per chi può raccontare questa pagina di storia, per chi non potrà più farlo.
Perché di giovedì?
Per un motivo personale, diciamo così: il giovedì è il giorno, almeno per mia percezione, in cui il numero dei contagi è veritiero. Lontanto dai numeri illusori del weekend.Era ed è quel giorno che aspettavo per capire, a modo mio, l’andamento della pandemia.
In più è il giovedì è il giorno del mio scavallamento, come direbbe una mia paziente. Quel giorno che, dopo la salita dell’inizio settimana, fa intravede la discesa.
Il giovedì, poi, in questo momento particolare della mia vita – che vi racconterò strada facendo nell’area blog – è il giorno in cui monta una sorta di serenità.
Il mio diario da oggi sarà il nostro diario. Eccolo! Per voi. Per noi.
La vostra J.
