Credevo, ingenuamente, che sarebbe stato un Natale perfetto. Che sarebbe stato IL Natale. Finalmente. Lo credevo perché sentivo di meritarlo visti i mesi passati.

Credevo che tutto ciò che ho vissuto fosse una garanzia per le feste alle porte.

Ed invece no.

Perché la vita, quella che cerco di insegnare a gestire ai miei pazienti, scorre, va, inesorabilmente e se ne infischia se hai patito, se sei stanca, se hai bisogno di una tregua.

Lei ha i suoi piani.

E per me, per la mia famiglia, aveva in serbo altro.

Un’altra perdita, l’ennesima.

Proprio alla vigilia di quelle feste che ti mettono di fronte a tutto ciò che manca. A tutto ciò che non è perfezione.

Ci si trova inesorabilmente travolti dalle lucine, dagli alberi addobbati, dai pandori ed i panettoni, dalle musiche, dai film.

Mentre tu dentro cerchi di fare ordine e di capire dove andare a cercare la perfezione che questo momento ci impone.

Amo il Natale e tutto ciò che porta con se. Ma, fin dai miei 16 anni, mi sono trovata a mediare tra la sua perfezione e l’imperfezione della vita.

Poi, grazie ai miei studi, ho compreso come la perfezione sia un costrutto pensabile per l’essere umano ma non perseguibile. Come sia uno stimolo ma non un obiettivo.

Forse è un po’ questa la metafora del Natale: in un clima perfetto devi far convivere la tua imperfezione.

E credo che così sia stato.

Oggi che le feste sono quasi alle spalle posso dire di aver collezionato attimi perfetti nell’imperfezione che ho sentito dentro.

Ripenso ai giorni passati e mi trovo ad essere felice per ciò che ho vissuto. Nonostante le varie difficoltà.  Nonostante le mancanze, appunto. Nonostante tutto.

La perfezione e la felicità sono estemporanee del vivere.

A Dicembre ho chiesto ai miei pazienti di trovare, all’interno del libricino che ho regalato loro, la parola rappresentativa del proprio percorso.

Ed io, il giorno di Natale, ho trovato la mia.

STORIA.

Mai come in questo Natale ed in questo anno appena trascorso mi sono trovata a riflettere sulla mia STORIA.

Ho perso i miei zii e la perdita ti porta inevitabilmente ad una riflessione.

Ho ridato, insieme a mio fratello che è la mia STORIA, alla mia famiglia ciò che era nostro

Ho aggiunto passi importanti a quelli fatti per scrivere il seguito di questa STORIA che è straordinaria perché è la mia. 

Ho riflettuto su come la mia STORIA si intrecci, inevitabilmente, con quella degli altri. Con quella di chi la conosce e decide di non capire, di chi ” i problemi li abbiamo tutti “, di chi è sordo a qualsiasi spiegazione.

Con quella di chi, invece, se ne innamora talmente tanto che arriva e non se ne va più. Di chi la scrive con te, giorno dopo giorno, colore dopo colore. Di chi aspetta con te la mezzanotte della vigilia di Natale. Di chi ” hai 5 minuti per un caffè? “. Di chi ” Dott.sa non si dovrebbe dire ma io le voglio bene “. Di chi ” sei forte e lo sai “. 

Babbo Natale ha messo sotto il mio albero – di 24O centimetri con  le palline vintage che tanto amava mia zia, con le paline comprate durante i viaggi prima che il Covid ce li strappasse – quest’anno la mia STORIA. Straordinaria. Straordinaria come le persone che la scrivono insieme a me. Straordinaria ma non perfetta.

Ho collezionato istanti.

Istanti che rasentano la perfezione proprio perché istanti. Proprio perché attimi di una storia straordinaria.

Questo periodo dell’anno rimane il mio prediletto. Ci ho preso le misure oggi come 26 anni fa.

Ed oggi c’è anche la neve.