La mia città

Fabriano,
il Palio

Non esiste da quando sono nata ma esiste sicuramente da quando ero una ballerina. Ricordo uno spettacolo che mi ha visto protagonista con la mia scuola di danza, spettacolo tenuto sul sagrato della nostra cattedrale cittadina. Spettacolo che recava con se un’emozione diversa.

Esiste da quando uscivo per le vie della città, addobbate con i colori delle 4 porte, con mio papà la sera dopo cena.

Esiste da quando uscivo con le mie amiche adolescenti perché “forse stasera essendoci il Palio tizio esce”

Poi crescendo le cene alle osterie, le foto alle infiorate, la sfida del maglio. 

I laboratori di Educazione Alimentare in chiave mediavele tenuti con il mio Studio di Psiconutrizione J&J. Ed un presidente molto vicino a me.

Cambiando età, come in ogni ambito del vivere, cambia anche l’approccio a tutto questo rimanendo però un appuntamento costante che si attende anno dopo anno.

Le parole di Sergio, nella primissima intervista non appena nominato presidente, rispecchiano lo spirito di questa che è molto più che una rievocazione storica: è identità, appartenenza, tradizione. 

“Prima di incominciare il percorso ho parlato con i priori ed ho raccontato la mia passione per il Palio come semplice cittadino. Magari non ho fatto mai la vita da portaiolo, ma so che con la mia squadra riusciremo a migliorare la vita del Palio. Giovani, social network e condivisione di intenti: queste le mie priorità. Non dimentichiamo l’appartenenza, vivere il palio ogni giorno, affinché possiamo trasmettere quello che noi proviamo per Fabriano: amore.” 

FABRIANO SERGIO SOLARI NUOVO PRESIDENTE DELL’ENTE PALIO DI SAN GIOVANNI

La pandemia ha mutato, però, anche questo. Ma le tradizioni non hanno mancato di esserci in questi due anni: il raccogliere fiori, metterli in acqua in favore di luna per fare l’acqua di San Giovanni, lavarsi con essa il giorno della festa del patrono; la messa in onore di San Giovanni appunto; l’annullo postale. 

Tutto fa parte di una cultura, di un’appartenenza, di tradizioni che nemmeno la pandemia ha annullato.

Nel 2020 ed anche quest’anno, ad esempio, i campanili della nostra città si sono colorati con i colori delle nostre 4 porte:

“Colorare le notti della nostra città con i colori del Palio di San Giovanni Battista: perchè questi sono i giorni della nostra rievocazione storica! Un regalo a Fabriano e, al contempo, un omaggio al nostro Santo Patrono.

Anche questa (non)edizione del Palio di San Giovanni Battista è andata agli archivi.

È stato un Palio decisamente inaspettato nella sua evoluzione: avevamo ormai completato il programma ma il Covid-19 si è messo di traverso e tutto è saltato. Nonostante ciò, abbiamo fortemente voluto che l’atmosfera e il clima di festa che caratterizzano la rievocazione storica venissero salvaguardate e offerte alla città: speriamo di esserci riusciti!

Quest’esperienza ci ha fatto capire quanto una manifestazione come il Palio sia entrata nel dna dei fabrianesi e stia coinvolgendo le nuove generazioni: uno sprone importante per fare sempre meglio! ”

La mia città

Fabriano,
il sisma

Il terremoto fa parte da sempre del mio vivere: il mio diciottesimo compleanno è stato teatro del sisma. Il  26 settembre del 1997. Nella mia famiglia, che si snoda tra terra e cielo, mio papà è ingegnere e mia è mamma teologa, si parla di sisma da quando ero piccolina. Mio papà si occupa da sempre di prefabbricazione e di progettazione antisismica. Anche ora che, da 8 anni, vive le sue giornate , come dice lui, con un nuovo compagno di vita: il Parkinson. Credo di essere la professionista che sono, instancabile ed appassionata, grazie al suo esempio. Sono da sempre e solo una libera professionista.

Tornando al sisma, nonostante questo asse familiare tra terra e cielo, il terremoto mi spaventa. Tanto. Ed è, ogni volta, un trauma reiterato. Dell’ultimo sciame sismico del 2016 ricordo date, orari, epicentri. Tutto. Ricordo ogni stato d’animo. Ricordo di aver cercato risposte, previsioni, durata. Qualunque “ soluzione ” pur di togliermi di dosso quella sensazione tremenda di sabbie mobili, precarietà, vacuità. Lessi di tutto. Seguii chiunque. E mi resi conto di che pozzo senza fondo di disinformazione possa essere internet per chi vive ostaggio della paura. Nel giugno del 2020, quando il mondo era in preda ad un’altra emergenza, ancora in corso,  parlai per la prima volta con colui che mi ha fatto “ respirare ” nel 2016.

Avevo così tante domande da non sapere da dove iniziare. Ci pensò lui a chiedermi come fossi finita sulla sua homepage di Facebook e perché. Anche se il perché, lui, già lo sapeva. La storia che gli ho raccontato l’aveva già sentita un milione di volte, “ma non da una psicologa”. “Trovavo anomalo che una psicologa fosse sul mio profilo”.

Iniziò un confronto che perdura ancora oggi. Perché il terremoto non ha fine. Specie in territori come il nostro. Bisogna imparare a gestirlo, non cercare una soluzione a ciò che è così. Con lui parliamo, ci raccontiamo le nostre rispettive attività, ci confrontiamo: lui fa domande a me ed io a lui.
Dice lui: “del terremoto vanno trattati il prima ed il dopo.”

Io, di getto, rispondo: “eh no: anche il durante. Il qui e ora come diciamo noi psicologi.”

Cosa ci porta a scegliere di seguire uno “specialista” anziché un altro? Cosa ci porta a seguire un esperto anziché un altro?Nel mio caso la competenza. L’idea che qualcosa che non possiamo gestire possa invece essere gestito. E’ questo, però, che ci porta a credere che sia “meglio una previsione sbagliata di una non previsione”. E si cade in errore senza gestire il problema. Senza conoscerlo.

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Il Prof. Leonardo Nicolì, direttore iAReSP esperto sismologia, asserisce quanto segue:

“Partendo dal presupposto che «predire» un terremoto oggi non è ancora possibile in quanto una predizione ci impone di indicare data, luogo ed energia con una minima forchetta di errore, è invece possibile «prevedere» quali e quanti saranno i terremoti che potrebbero verificarsi in Italia nelle prossime settimane, mesi e anni. Si tratta di numeri basati sulla storicità che ci forniscono un’informazione ancora più importante, ossia che i terremoti continueranno ad esserci anche in futuro.

Prima vediamo un po’ di numeri relativi a questo secolo e poi facciamo una proiezione.
Periodo di 7.891 giorni (dal 1 gennaio 2000 al 9 agosto 2021)

Terremoti di magnitudo compresa fra:
2.0 – 2.9 – N. 56.864 (media 7,2 al giorno)
3.0 – 3.9 – N. 6.616 (media 0,83 al giorno ossia 25 al mese)
4.0 – 4.9 – N. 520 (media 0,066 al giorno ossia 2 al mese)
5.0 – 5.9 – N. 60 (media 0,0076 al giorno ossia 2,7 all’anno)
6.0 – 6.9 – N. 5 (media 0,00063 ossia 2,2 ogni 10 anni)

Va precisato che per i più grandi terremoti, quelli maggiori del grado 5.0, le medie sono falsate dal fatto che la maggior parte di questi eventi sono localizzati temporalmente all’interno di grandi sequenze generate da terremoti ancora più forti come gli ultimi del 2016 e 2009 che in tre occasioni hanno raggiunto e superato la M 6.0 generando diversi eventi maggiori del grado 5.

Fatta questa precisazione è interessante guardare il fattore 1/10 per grado di magnitudo il che significa che per ogni terremoto di una certa magnitudo ce ne sono circa 10 di un grado inferiore. Sulla base di questi numeri è quindi possibile affermare che con ogni probabilità da domani 10 agosto al 31 agosto registreremo circa 70 terremoti fra M 2.0 e 2.9 e circa 10/15 terremoti fra M 3.0 e 3.9. Fino alla fine dell’anno potrebbero verificarsi circa 5/10 terremoti compresi fra M 4.0 e 4.9 ed entro la fine del 2022 1/2 terremoti compresi fra M 5.0 e 5.9. Resta  molto alta la probabilità che entro i prossimi 10 anni, a partire da adesso, possa accadere almeno un terremoto compreso fra M 6.0 e 6.9

Per terremoti maggiori di M 7.0 abbiamo invece una media di uno ogni 100 anni ma qui le statistiche diventano davvero, ed ovviamente, insignificanti. L’ultimo grande terremoto di M 7.0 risale al 1915 quando il medio Abruzzo venne distrutto.

I numeri che vi ho presentato ci insegnano che prima o poi accadrà una nuova catastrofe nel più grande disinteresse di tutti. ”. Disinteresse che si ha fin a quando non riaccadrà. Anche nel caso del sisma importante è comprendere, capire per imparare a conviverci. Capire e comprendere ci aiutano a saper gestire ciò che più ci spaventa. Molto più di una previsione sbagliata. Come il saper costruire le nostre abitazioni.

Con un occhio al passato ed uno sguardo attento, consapevole, al futuro. 

In foto: il sismogramma della scossa di Mw 6.0 delle ore 03:36 del 24 agosto 2016

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