Domenica.

Domenica guardavo il mio nipotino di due anni e pensavo che, per più della metà della sua giovane vita, mi ha visto e ha visto le persone intorno a lui coperte da una mascherina. E mi chiedevo che ricordi avrà di tutto questo periodo.

Lo vedo illuminarsi quando la tolgo. Ma lo vedo, altresì, abituato a vedermi con essa. Non so se questo suo essersi abituato mi spaventi o mi renda orgogliosa della sua duttilità. Del suo aver imparato a vedere sua zia anche solo attraverso gli occhi. A sentire sua zia attraverso un solo sguardo.


Ma i bambini, si sa, hanno un registro emotivo – sensoriale molto diverso da noi adulti. Molto più ” attivo “.


Vero é che il momento più tenero è quello in cui, togliendo un elastico da dietro il mio orecchio, si avvicina a baciarmi. Ed io riesco a sentire il suo profumo. Ed in quel momento esatto riesco a sperare che, prima o poi, ci libereremo di queste museruole. Che tutto questo avrà una fine. Ma, per il momento, ancora no. Ancora servono. 

Per convivere col virus. Per proteggersi.


Ieri.

Ieri questa mascherina, mi ha protetto anche da altro: da parole che avevo paura di sbagliare a pronunciare, parole difficili da dire, parole coraggiose. Mi sono detta: ” Menomale la mascherina. Probabilmente senza sarebbe più difficile questo momento “
E per un attimo sono scomparsi i miei improperi di fine giornata quando mi lamento che le FFP2 mi abbiano piagato le orecchie. Quando dico di non riuscire a digerire quando le indosso alle 14, dopo pranzo per tornare in studio. Quando, a metà pomeriggio, mi sembra di essere in apnea. 

Marzo 2021


È strano come qualcosa che ci protegga ci infastidisca allo stesso tempo. Le abbiamo indossate senza protesta nel lontano Marzo del 2020. Ora ce ne lamentiamo.

Ma la vita è fatta anche di queste iperboli.