E’ storia attuale di come sia stata dichiarata la fine dello stato d’emergenza. Fine dello stato di emergenza ovvero il superamento graduale delle restrizioni verso il ritorno alla ” normalità “.
Come se bastasse la combinazione di due parole per azzerare tutto un trascorso passato ed accaduto.
Non ci verrà restituito lo stesso mondo, il mondo che abbiamo lasciato a Febbraio 2020.
Quando ci siamo scontrati con la parola pandemia ci è stata messa davanti, così! da un minuto all’altro.
Le parole possono molto, possono avere il potere di colpirci ed accarezzarci nello stesso momento.
Questo è ciò che è accaduto nel marzo del 2020 quando è stata pronunciata 𝒑𝒂𝒏𝒅𝒆𝒎𝒊𝒂: una parola così diretta, senza filtri, che mette di fronte alla realtà, una realtà conosciuta ma evitata.

Quando si da un nome alle cose tutto ha un sapore diverso e diventa schiaffo.


Da quella parola tutto cambia, dobbiamo far sì che emerga tutta la nostra forza, la stessa che serve ora per convincerci che, forse, tutto possa finire.


Lunedì ho avuto in studio un paziente che ha perso il papà con questa pandemia. Lo seguo quasi dall’indomani della scomparsa del papà, scomparsa avvenuta ad Agosto 2021.

Lunedì ha sottolineato il come si senta in questo momento. Di come si senta di fronte alle parole ” fine dell’emergenza ” Alla domanda: ” quali sono le emozioni che provi? ” mi risponde di getto:
” rabbia, frustrazione, desolazione “
Emozioni che non ti aspetti associate alla parola fine. Alla fine di un trauma.

Il trauma ” non finisce “, va piuttosto gestito, usare la parola ” superamento ” è sempre insidioso. Va compreso al passato e gestito al presente.


Anche una mia amica ha perso il papà per il Covid. Se n’è andato anche il mio vicino di casa. E tanti altri.

Per loro ed altre famiglie la fine dell’emergenza non arriverà troppo facilmente. Non sarà una parola a porre fine alla loro gestione del lutto. La fine è arrivata prima.
Non esiste una fine riguardo tutto questo. Non deve esistere fine al ricordo poi.

Anzi la parola ” fine ” porterà bilanci, ragionamenti, consapevolezze.

Il trauma della pandemia è un trauma democratico ( M. Recalcati, 2020 ), investe tutti. Indistintamente.
E’ però l’esperienza di ognuno che lo fa diventare individuale. Ognuno di noi ha la propria: privata, lavorativa, relazionale.
La fine dell’emergenza non è democratica.
Cambiano le regole per tutti. Ma non ciò che il Covid lascia.

Le parole hanno un peso. Ma quel peso è sempre individuale. Ognuno porta in quelle parole il peso del suo vissuto. Della sua storia. Della sua personale pandemia.