IL PERCORSO PSICOLOGICO

Momento e motivazione.

Il percorso psicologico inizia quando prendiamo la cornetta, apriamo la casella di posta elettronica e contattiamo il professionista in questione.
Anzi, prima ancora.
Da quando si inizia a pensare che “ probabilmente ne dovrei parlare con qualcuno ”. Da quando ci dicono: ” dovresti parlarne con qualcuno ”.
Già da questi momenti capiamo di dover fare qualcosa per quella problematica, per quel momento critico che stiamo attraversando, per quella scelta che stiamo per fare ma che non sappiamo come gestire.
Colui che scegliamo per “ fare qualcosa per me stesso ” è un individuo col quale possiamo parlare di tutto sapendo che non sarà mai giudicante e giudice nei nostri confronti. Sarà colui che innescherà un cambiamento di ottica in noi. Sarà colui che sarà oggettivo nel leggere emozioni, comportamenti, situazioni.
A margine della raccolta di variabili lo psicologo avrà una visione oggettiva dello stato in essere.
Determinante risulta essere, sempre, la motivazione del paziente nel voler fare qualcosa. Motivazione che deve essere presente anche nello psicologo. Devo essere motivato nel voler essere parte di questo cammino condiviso.
Momento e motivazione sono prerequisiti fondamentali per la riuscita del nostro percorso insieme.
Dobbiamo però comprendere che lo psicologo non ha le risposte ma fa si che noi le troviamo scartabellando nella nostra storia.
Quando mi viene chiesto: “ dottoressa mi da un consiglio? ” rispondo sempre che questo non è il mio ruolo. Il mio ruolo è quello di far domande che facciano dare a chi mi si siede davanti una risposta, la tua risposta non la mia.
I verbi del percorso psicologico:
Ascoltare
Raccogliere
Analizzare
Prendere consapevolezza
Gestire
Durante il percorso capita, mi riportano spesso i miei pazienti, di dire a se stessi:
“ oggi vado ma non ho molto da dire ”. Poi, si arriva in seduta, ed si inizia a parlare trascinati da un flusso di coscienza che donano a me con attenzione e fiducia.
Ogni seduta è importante, anche quella fatta di silenzi.
Ricordo, qualche anno fa, di una giovanissima paziente che ha utilizzato la sua ora con me, piangendo tutto il tempo. Stavamo lavorando sulla morte della nonna. E lei in quel momento aveva necessità di vivere le sue lacrime.
Da un percorso psicologico non si esce snaturati. Si esce cambiati nella gestione di se stessi
Paradossalmente la strada che si percorre con uno psicologo porta leggerezza.
“ Dottoressa dopo la seduta, anche quella più pesante, mi sento sempre più leggero ”.
In larga parte è così nonostante però, scoperchiando il vaso di pandora che l’essere umano può essere, spesso accada di dover gestire un vissuto scomodo.
La finalità di un percorso psicologico è quella di una comprensione di ciò che ci accade e l’acquisizione di strumenti per la gestione. Portare il paziente ad essere terapeuta di se stesso significa dare a lui gli strumenti giusti per la gestione di se stesso, delle sue emozioni, di ciò che gli accadrà. Proprio in virtù del fatto che, dopo, oltre il percorso insieme egli non sarà esentato da criticità – non possiamo far vivere il paziente sotto una campana di vetro - ma si auspica, grazie all’abilità ed alla competenza dello psicologo, sappia cosa fare.

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