Quel 25 Giugno di 730 giorni fa.
Elettra sale le scale, grigie e assolate, per l’ennesima volta.
E’ il trentunesimo giorno di degenza ospedaliera di suo padre.
E’ il trentunesimo giorno che sale quelle maledette scale!
Da quando suo padre è stato ricoverato, dopo una caduta devastante, a causa del suo Parkinson
dodicenne, Elettra staziona in quell’ospedale quotidianamente.
Il sole sulla strada che percorre tutti i giorni, da casa fino a suo papà, prova a scaldare quella speranza
che la anima in profondità.
Sole che contrasta con il gelo che prova, con la parte più recondita e autentica del suo sentire.
Elettra sa. Lo sa da trentuno giorni.
Sa anche che dare retta a quel lo so, a quella consapevolezza, vorrebbe dire
arrendersi. E non vuole! Vuole capire, provare, tentare!
Ha sentito raccontare non si sa quante volte dai suoi pazienti il baratro dell’assenza.
E’ domenica.
La mattina Elettra l’ha passata a correre nel suo posto del cuore ma le ginestre, oggi,
non profumavano. Non avevano odore, nonostante il loro giallo vivace e il verde profondo. Prima
di salire quelle scale è passata a casa per indossare i soliti vestiti.
Quegli abiti sono ormai una divisa: scarpe bianche e tuta nera, la speranza e l’inevitabile.
Non è il suo turno quello delle 15 ma raggiunge suo fratello. Sente che deve essere lì.
Il papà dorme da giovedì. Si sveglia solo per le medicine.
Elettra non sa se la riesca a sentire ma lei continua a parlargli. A fargli ascoltare la musica che amano
tanto.
Il respiro del padre oggi è più pesante.
A Elettra sembra di sentirlo sempre quel respiro, soprattutto di notte.
Questa domenica di giugno, però, è ancora diverso.
Questa domenica anche camici bianchi dei dottori che la chiamano ormai per nome sono diventati come
la sua tuta.
In gola sente un nodo stringersi.
Il suo nodo alla gola si stringe ancora di più, quasi soffocandola, quando concretizza che il collarino che
suo papà indossa da trentuno giorni non sorreggerà più nulla. Non ci sarà un trentaduesimo giorno.
Quel nodo alla gola l’accompagnerà per molto, mutando la sua espressione ma non la sua genesi.
Il sole sarà sempre un po’ più grigio.
Il sapore della pizza – un desiderio espresso dal padre in quei trentuno giorni – avrà, da quel momento, il
sapore del ricordo.
Manchi papà, 730 giorni senza te sono troppi …
