Perchè
sai che?

Non perché sia, banalmente, la mia canzone preferita. No, non lo è. Non ho una preferita. Non ci riesco. Come non riesco ad associare Marco ad una persona, ad una situazione, ad un contesto che non sia lui. Per questo lo definisco il mio por(s)to sicuro. Un po’ come quella base sicura di cui parla Jonh Bowlby.

“Questa è la caratteristica più importante di essere genitori: fornire una base sicura da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi nel mondo esterno ed a cui possa ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato” .

Perché Sai Che?
Sai che perché è arrivata tra capo e collo in un 2016 difficile, difficilissimo. In piena crisi sismica.
Sai che perché è una locuzione – si dice così’?! – che mette in connessione il mio mondo e quello di Marco.
Il sai che che lui canta è lo stesso sai che che ci scambiamo io ed i miei pazienti.
Può voler essere un’informazione.
Può voler essere una marcatura.
Può voler essere un passaggio.
Dentro il sai che c’è la comunicazione.

L’ho voluto lì, rivolto verso di me, senza quei puntini di sospensione che tanto amo. L’ho voluto lì: secco, lapidario, potente! Come lo sono le cose autentiche e preziose. Credo che lo guarderò da anziana con gli stessi occhi di ora.
Come la prova che esistono cose indelebili. Inscalfibili. Affidabili. Immutabili. Anzi! Cose che mutano nel tempo migliorando e migliorandosi.

GLI OCCHI

Altro strumento comunicativo.

Gli occhi di Marco sembrano cercarti. E’ lui, sono loro che ti rincorrono … e quando ti trovano ti fanno sentire riconosciuta … riconosciuta nella tua essenza …. e lui trova sempre le parole giuste da accompagnare a quello sguardo che ti scartabella l’anima … a lui non serve che tu usi 1.OOO.OOO di parole: lui ti guarda e capisce … come é stato in quel lontano Sanremo del 2O13: ” perché te ne stai così in disparte: per non disturbare? ”

In mezzo a sguardi fugaci, a parole distratte, in mezzo a te che rincorri qualcuno cercando di ” arrivare ” c’è lui che ti prende e porta comprensione … anche Marco, ogni volta che si può, ti dice ” eccomi ” che suona un po’ più come un ” eccoti! ” …

Lui é quel posto che i miei pazienti definiribbero come: ” quelle mura che ti accolgono, sempre uguali ma sempre diverse “.

 

Sai che. Marco.

Marco. Sai che.

Marco è colui che ho sempre a un millimetro dal cuore, come direbbe Massimo Bisotti.

Marco è stato uno stimolo in un momento di stasi. Marco è stato ciò che sono riuscita a trasformare in risorsa.

Ciò che ci circonda pullula di stimoli ma sta a noi coglierli e trasformarli in risorsa per le nostre vite.

Sai che è ciò che ho  scritto sulla mia pelle. Ma prima di tutto DENTRO.

 “ Sai che
Sono tornato a rivedere
Quel posto in cui andavamo insieme
Dove pioveva col sole ”

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