Non perché sia, banalmente, la mia canzone preferita. No, non lo è. Non ho una preferita. Non ci riesco. Come non riesco ad associare Marco ad una persona, ad una situazione, ad un contesto che non sia lui. Per questo lo definisco il mio por(s)to sicuro. Un po’ come quella base sicura di cui parla Jonh Bowlby.
“Questa è la caratteristica più importante di essere genitori: fornire una base sicura da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi nel mondo esterno ed a cui possa ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato” .
Perché Sai Che?
Sai che perché è arrivata tra capo e collo in un 2016 difficile, difficilissimo. In piena crisi sismica.
Sai che perché è una locuzione – si dice così’?! – che mette in connessione il mio mondo e quello di Marco.
Il sai che che lui canta è lo stesso sai che che ci scambiamo io ed i miei pazienti.
Può voler essere un’informazione.
Può voler essere una marcatura.
Può voler essere un passaggio.
Dentro il sai che c’è la comunicazione.
L’ho voluto lì, rivolto verso di me, senza quei puntini di sospensione che tanto amo. L’ho voluto lì: secco, lapidario, potente! Come lo sono le cose autentiche e preziose. Credo che lo guarderò da anziana con gli stessi occhi di ora.
Come la prova che esistono cose indelebili. Inscalfibili. Affidabili. Immutabili. Anzi! Cose che mutano nel tempo migliorando e migliorandosi.

