“ This is us ”: l’unica serie tv che è riuscita a catturare la mia attenzione, attenzione distratta dalla stanchezza delle giornate interminabili, dai problemi che ognuno di noi si trova ad affrontare, dalla pandemia.
La serie che accompagna spesso le mie domeniche autunnali fatte di divano e plaid.
“ This is us ”: una serie tv che non racconta di eroi di un’altra epoca, di vite patinate, di colpi grossi.
Ma racconta di esseri umani.
“ This is us ”: una serie tv che porta ad una riflessione umana profonda raccontando semplicemente storie.
Quando ho pensato:
“ potrei scrivere qualcosa su questa serie ”, ero vittima dell’ennesimo salto temporale della puntata, dal presente al passato. E ho pensato alla connessione con la mia professione.
Mi spiego.
“ This is us ”per farci comprendere il Jack – prendiamo lui che è il capo famiglia come riferimento – di oggi, ci rimanda al Jack di ieri.
Ce lo racconta con immagini. Ce lo fa vedere con i nostri occhi. Ci fa vedere sua madre, i comportamenti di suo padre, per portarci ad una comprensione del Jack di oggi. Non lo fa con flashback, lo fa come se il salto temporale non esistesse, catapultandoti nel suo passato. Facendoti dire: ” ah, ma è Jack da bambino questo personaggio mai visto prima! ” Lo comprendi da solo perché, conoscendo il Jack di oggi, puoi immaginare cosa sia stata la sua vita. Puoi immaginare che lui sia questo oggi perché ieri si è trovato in quella situazione.
Questo salto temporale è quello che accade spesso durante le mie sedute.
Spesso ai miei pazienti chiedo: “ ma questo è successo prima o dopo l’esordio di questa somatizzazione? ” Ed anche loro, in tal modo, si trovano ad affrontare, consapevolmente, un rimbalzo temporale che, spesso, è spiegazione e genesi dell’ansia, ad esempio, di oggi.
Oppure capita che possa prescrivere una “ linea della vita ” nella quale riportare gli episodi del nostro vissuto che vediamo come chiavi di volta.
Oppure ancora stiliamo insieme una lista di aggettivi che ci descrivano ed il paziente si trovi a dire: “ prima ero così ” ed io, di rimando, “ prima di cosa? Prima quando? ” e da questo quesito si apre la strada ad infinite riflessioni che portano il paziente a dire, al termine della seduta: “ era tutto così chiaro, perché non ci ho pensato prima! ”
Ma questo è il ruolo dello psicologo:
cercare nel vissuto del paziente, non altrove, non nelle proprie ipotesi ed interpretazioni, non nella propria accademica, attraverso l’analisi, correlazioni che rendano verosimile l’ oggi. Fare un ordine che spieghi.
Lo dico spesso:
“ non si cercano giustificazioni tra queste mura, ma spiegazioni ”
E la spiegazione non deve essere altra , ma deve essere dentro.
Dentro la storia. La storia come spiegazione dell’oggi, di un disturbo, di un momento critico. Tutto ciò filtrato dal racconto.
Storia e racconto che devono essere affrontati coscientemente, razionalmente, lucidamente. Anche se nelle prime fasi di un percorso, spesso, così lucidi non si è.
Ma noi siamo la lucidità, l’oggettività, la consapevolezza che latitano inizialmente.
Lo psicologo è tutto questo.
La vostra J. è tutto questo.
