Oggi è venerdì. Non è un giorno di pubblicazione nel mio blog.
Non è domenica. Non è giovedì.
Non è giovedì. Giovedì: il giorno deputato al “ Diario della mia pandemia ”.
Non è domenica. Domenica: il giorno dedicato alle mie riflessioni su psicologia e vita.
E’ venerdì. Venerdì: uno dei due giorni della settimana dedicati alla mia attività di Psiconutrizione. Mercoledì e venerdì.
Oggi è il venerdì della settimana di Saremo: altro Sanremo in pandemia, altro Sanremo che fa parlare di se e fa riflettere. I punti di connessione tra pandemia, venerdì, costume, mia professione sono tanti.
Uno su tutti è stato, nella serata inaugurale, Coraline.
Si, il brano dei Maneskin. Un crocevia tra il giovedì, il venerdì psiconutrizionale e la vita. Professionale e non.
Il mio studio di Psiconutrizione nasce nel 2016. Nasce quasi per caso. Nasce tra una chiacchiera e l’altra con una Biologa Nutrizionista, dopo un convegno che ci vedeva relatrici entrambe.
Nasce davanti ad un caffè. Le mie decisioni più importanti, le mie riflessioni determinanti, hanno sempre come testimone il caffè.
Psiconutrizione: che parolone. Ne ho sentite tante di definizioni. Abbiamo passato i primi mesi del nostro cammino insieme a spiegare questo termine a chi chiedeva incuriosito, impaurito, interessato.
Per me, per noi, rimane un approccio pioneristico ai DCA, alla gestione alimentare dell’individuo.
Io e la mia collega, la Dott.ssa Jane Romaldoni, siamo state due antesignane di ciò che oggi sta diventando una necessità. Una realtà.
Il nostro studio, che vede fuse le nostre due professionalità – i nostri pazienti dicono sempre che una finisce la frase che ha iniziato l’altra – ha subito una crescita esponenziale in questi anni.
Ma cosa c’entrano Sanremo e la pandemia con la nostra attività?
Sanremo con Coraline ha lanciato un grido importante, ha dato voce al mondo sommerso dei disturbi alimentari. Fondamentale in questo periodo storico ciò che viene definito “ disturbo sotto soglia ” che sarà oggetto di un approfondimento a se stante.
E la pandemia?
La pandemia è stata una lente di ingrandimento per rapporti conflittuali con il cibo. Ed un amplificatore per conflitti già in essere.
Le percentuali che si leggono, che si aggirano intorno ad un incremento del 30% circa dei disturbi alimentari, trovano riscontro nella nostra attività di studio.
“ [ … ] I disturbi del comportamento alimentare “hanno una prevalenza del 4% nella popolazione ma c’è stato un incremento negli ultimi due anni anche legato alla pandemia. Sono patologie che esordiscono in età pre-adolescenziale e solo per l’anoressia l’incremento è stato del 40%. [ … ] ” Fonte: https://www.adnkronos.com/allarme-disturbi-alimentazione-sono-cresciuti-con-pandemia-aiutiamo-i-ragazzi_4GheK3UFEihlnz7paPFsdm
Il rapporto con il cibo è diventato, con la pandemia, un rapporto delicato, un rapporto che spesso va fuori equilibrio.
Il cibo è diventato quel genitore col quale non si va d’accordo, quell’amico che non possiamo vedere perché siamo in zona rossa, qual fidanzato che ci manca. Quel corpo che dobbiamo proteggere dal Covid ma che, inevitabilmente ed inesorabilmente, diventa una prigione. L’unico “ oggetto ” sul quale riversare tutto.
Ed allora per il trattamento di queste problematiche ci voglio la delicatezza della ballade di Damiano. Ma anche il suo rock determinato.
Ci vogliono i voli pindarici di Coraline. Voli pindarici nei quali ci snodiamo io e Jane per riuscire a riportare un ordine. Un equilibrio. Un equilibrio verso qualcosa che dovrebbe essere un bisogno fisiologico, un piacere. E non uno spettro col quale confrontarsi sentendosi sconfitti.
Oggi è venerdì. Ed ora devo correre nell’altro studio. Per riportare ordine.
La vostra J.
